Questa ottava edizione del manuale di Giustizia costituzionale, pubblicata nel mese di settembre 2024 e dedicata al ricordo del compianto professor Alessandro Pizzorusso, continua a ispirarsi all’idea originaria di un volume che si propone finalità essenzialmente di tipo didattico.
Il volumetto contenente gli atti normativi permette di reperire con immediatezza le fonti sulla giustizia costituzionale.
La necessità di ricorrere ad una nuova edizione sta essenzialmente nella rapida evoluzione della materia e, in particolare, nell’applicazione delle modifiche introdotte dalle nuove Norme integrative, presentate dalla stessa Corte come un’apertura all’“ascolto della società civile”; così come nel dar conto di alcuni importanti interventi giurisprudenziali di questi ultimi anni, qualificanti anche per il ruolo assunto dal Giudice costituzionale nel nostro sistema istituzionale.
Con riguardo alla disciplina dell’attività della Corte, si segnalano il decreto del Presidente che ha emanato le regole tecniche per l’attuazione del processo costituzionale telematico (2021), così come le più recenti modifiche al Regolamento generale (delibera 17 giugno 2024), che hanno interessato le articolazioni interne dell’organo.
Si dà, infine, conto di alcune tensioni, sul finire del 2023, prodotte dalla regola di segretezza delle deliberazioni dell’organo, in collegamento con dichiarazioni rese dai giudici. In generale, la più recente giurisprudenza pare confermare il progressivo spostamento, già segnalato nella edizione precedente, della Corte costituzionale verso l’anima “politica”, attraverso il ricorso a tecniche decisorie tendenti ad acquisire spazi più ampi in rapporto al tradizionale problema del rispetto delle scelte discrezionali del legislatore.
Tali tecniche decisorie sembrano avere in comune il fatto di fondarsi sulla logica del bilanciamento tra diverse esigenze espressive di differenti principi, ritenuti non realizzabili congiuntamente. Tra queste principalmente le c.d. decisioni a due o più fasi, attraverso le quali la Corte si esprime sul merito (nel senso dell’incostituzionalità), ma con un’ordinanza interlocutoria che sospende il giudizio, assegnando un termine al legislatore per intervenire. Qualora il legislatore non lo faccia, essa procede, con sentenza, alla dichiarazione di incostituzionalità, dettando la necessaria disciplina e realizzando così la massima espansione del potere normativo della Corte.
Al pari di rilievo la conferma del possibile superamento delle c.d. “rime obbligate”, con la conseguente apertura della possibilità di procedere con pronunce di tipo additivo pure quando la soluzione non discenda come unica possibile dalla Costituzione, purché il sistema nel suo complesso offra alla Corte “precisi punti di riferimento” e soluzioni normative “già esistenti” che possano sostituirsi a quelle dichiarate incostituzionali, in modo da consentire di porre rimedio nell’immediato al vulnus riscontrato senza determinare insostenibili vuoti di tutela.
Nel superamento delle “rime obbligate” è da segnalare la presenza di due importanti elementi di novità: a) la soluzione viene ricavata da una fonte appartenente alla legislazione ordinaria e non più a quella costituzionale; b) la soluzione non risulta obbligata, ma è soltanto una fra le soluzioni presenti nell’ordinamento, per cui è la Corte ad operare la scelta per individuare quella ritenuta, a suo giudizio, più idonea allo scopo.
Difficile comunque negare che le più recenti tipologie messe in atto dalla Corte costituzionale, nel meritorio intento di dare comunque tutela a diritti costituzionali, abbiano determinato un mutamento istituzionale che potrebbe porsi in contrasto con il principio di separazione dei poteri: si è registrata un’inversione di ruoli, nel senso che là dove era stabilito che il Parlamento “agiva” legiferando e la Corte costituzionale “reagiva” controllando e annullando la legge incostituzionale, adesso è la Corte che “agisce” ed il Parlamento che è chiamato
a “reagire”.
Gli Autori:
Elena MALFATTI, nata a Lucca il 4 agosto 1968, è professoressa ordinaria di Diritto costituzionale nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Pisa.
Saulle PANIZZA, nato a Reggiolo (RE) il 18 giugno 1967, è professore ordinario di Diritto costituzionale nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Pisa.
Roberto ROMBOLI, nato a Pontedera (PI) il 7 dicembre 1950, è stato professore ordinario di Diritto costituzionale nella Facoltà di Giurisprudenza nell’Università di Pisa dal 1987 al 2021 e dall’ottobre 2022 è professore emerito. Dal gennaio 2023 è componente laico del Consiglio superiore della magistratura (eletto dal Parlamento in seduta comune).